Viticoltura e cambiamenti climatici. Quali sono gli impatti negativi sulla produzione del vino

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Viticoltura e cambiamenti climatici: il problema non è solo la grandine.

Viticoltura significa dover fare i conti con molti fattori climatici. Chiunque pratichi l’agricoltura è consapevole del fatto che tra i principali pericoli per le piante e per la buona riuscita del raccolto, gli eventi atmosferici sono in grado di causare i maggiori danni.

In particolare la grandine può rovinare interi raccolti ed ettari di vigneti (come il caso delle grandinate in trentino), danneggiando non solo i grappoli, ma anche l’apparato fogliare fotosintetizzante e i tralci delle viti, compromettendo l’intero ciclo colturale, con ripercussioni anche negli gli anni successivi.

Uno degli interventi più efficaci per contrastare le improvvise e violente grandinate primaverili ed estive consiste nell’installazione di una rete antigrandine professionale, capace di proteggere i vigneti e preservarli fino al momento del raccolto. Ma ultimamente gli eventi atmosferici estremi sono diventati sempre più intensi e non riguardano solo grandine e alluvioni.

Quali danni può causare la grandine nei vigneti?

A seconda della tipologia di vigneti, si possono riscontrare danni da grandine di diversa intensità. Vi sono infatti varietà di uve più resistenti, in grado di isolare maggiormente il freddo e resistere alle lacerazioni di questi eventi atmosferici, e uve che invece che si degradano immediatamente. Anche le varie forme di allevamento possono rispondere in modo diverso a un medesimo evento grandinigeno; i vigneti a guyot sono tra quelli più penalizzati.

 

viticoltura e grandine
Tra le principali lesioni causate dalla grandine, si possono riscontrare tre categorie comuni per tutti i vitigni.

Viticoltura e danni al ciclo stagionale

Le correnti d’aria e l’improvviso abbassamento delle temperature, possono causare grandinate già nelle prime fasi fenologiche del vigneto. Si tratta di un pericolo inevitabile, che mantiene in tensione i coltivatori fino al momento del raccolto. I danni da grandine si diversificano a seconda dell’epoca fenologica in cui si trova il vigneto, ma si può stilare una breve classifica dei più comuni.

Durante una prima fase erbacea primaverile si riscontrano temporanei arresti o importanti ritardi vegetativi e lo sviluppo della vite riprende solo marginalmente, dovendo dar fondo a sostanze di riserva straordinarie; In questa fase invece dovrebbe verificarsi soltanto la fase della sintesi di nuove molecole per costituire nuovi tessuti, non il contrario.

Un evento grandinigeno importante, oltre che compromettere la produzione precocemente, può portare sia ad una riduzione della resa delle uve per l’anno successivo sia all’esposizione ed allo sviluppo nella pianta di svariate malattie del legno.

Le grandinate di fine estate comportano oltre a danni importanti sui grappoli, con la formazione di muffe e marciumi secondari, un bassissimo livello di accumulo di zucchero negli acini, una cattiva lignificazione dei tralci e la distruzione e la caduta delle foglie in modo innaturale e prematura impedendo il riassorbimento da parte della pianta della clorofilla prodotta nell’anno.

Una chiusura anomala del ciclo stagionale delle viti le espone maggiormente al freddo invernale, dal momento che non hanno il tempo di accumulare in modo adeguato, come detto in precedenza, le sostanze di riserva necessarie per l’anno successivo.

Viticoltura e danni ai tralci

La gravità e profondità delle ferite sui fusti e vegetazione dipende in gran parte dall’intensità della grandinata e dall’angolazione con cui si abbatte sul vitigno. Nelle coltivazioni a spalliera, ad esempio, la grandine può danneggiare solo una parte del filare o, se particolarmente violenta, arriva a rovinare l’intera vegetazione emergente.

I tralci, in particolare, se gravemente danneggiati, potrebbero spezzarsi o nelle fasi di potatura oppure nel corso del successivo ciclo vegetativo. Ciò causa, a prescindere, uno scompenso nutrizionale ed ormonale che comporta una forte riduzione della resa produttiva delle viti.

Viticoltura e danni agli acini

I danni da grandine agli acini e grappoli di uva possono differenziarsi a seconda delle epoche fenologiche in cui questi ultimi si trovano.

Nell’epoca erbacea i grappoli subiscono le stesse sorti della vegetazione e non possono essere sostituiti da nuovi frutti, poiché la pianta non ne produce di nuovi. La qualità dell’uva viene compromessa e possono verificarsi, nel prodotto finale, sgradevoli alterazioni del sapore.

L’epoca dell’invaiatura è caratterizzata da una particolare sensibilità della pianta. Gli acini sono gonfi e ricchi di acqua e, se colpiti dalla grandine, possono velocemente seccare, marcire o sviluppare botrite o marciumi secondari.

Più ci si avvicina all’epoca della maturazione e del raccolto, più le grandinate possono influire sulla qualità del prodotto finale. È infatti possibile che si verifichi un improvviso arresto del processo di maturazione, con conseguente perdita di zuccheri da parte dei frutti e una diminuzione del peso dei grappoli, che riducono significativamente la resa quantitativa e qualitativa della pianta.

Le vigne e il gelo, un problema sempre più frequente

Tra il 7 e l’8 aprile le temperature nella Pianura Padana e in Toscana sono scese fino a -7° in una notte causando un danno alla produzione del vino stimato tra il 40 e il 70% in meno. Durante una gelata avviene un aumento di volume causato dal congelamento del liquido. Anche se le gelate ci sono sempre state, l’aumento delle temperature medie causato dal cambiamento climatico le ha rese potenzialmente più dannose per la viticoltura.

I fenomeni legati al cambiamento climatico hanno permesso un aumento delle temperature durante mesi prevalentemente freddi, causando una fioritura precoce delle piante, rispetto a qualche decennio fa, e questo le rende più vulnerabili alle gelate.

Per proteggere le vigne e gli alberi da frutto non esistono tecniche sicure. La più tradizionale, che abbiamo visto principalmente nei vigneti francesi, è l’accensione di falò notturni, per aumentare la temperatura a ridosso del vigneto; utilizzata ultimamente anche nella provincia di Cuneo, nella zona delle Langhe molto rinomata per la produzione vinicola, ha in parte ridotto il danno da gelo.

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Siccità e scottatura del grappolo

La sofferenza di alcuni vigneti a causa di periodi troppo secchi, l’esposizione del grappolo a temperature molto più alte del normale e a raggi UV sempre più intensi, la presenza di parassiti molto aggressivi e resistenti ai normali trattamenti usati in viticoltura, gradazioni zuccherine troppo elevate.

Questi sono alcune avvisaglie di un clima che si sta spostando sempre di più in contesti tropicali, perdendo l’equilibrio che garantisce l’ottima salute della vigna. Anche l’escursione termica tra il giorno e la notte non garantisce più lo stabilizzarsi di alcune dinamiche fondamentali perla viticoltura che possono riequilibrare gli eccessi del calore diurno.

Le sfide per mantenere alta la qualità del vino sono tante, e in futuro si dovrà fare i conti con situazioni sempre più estreme e incontrollabili. Molti studi sono in cantiere per contrastare non solo il cambiamento climatico ma anche la possibile perdita di qualità nella produzione vitivinicola.

 

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